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Dico da sempre che le ispirazioni si trovano ovunque, anche nei settori più improbabili. Questa volta, però, ho un pò barato. Il Fuorisalone milanese è sempre un evento, un gran bell’evento. Anche se ci si va da profani, si finisce col sentirsi parte di un meccanismo ben rodato. E poi, c’è Milano. Sempre. Ci sono atelier, cortili, studi da scoprire, perchè aprono le porte a designer italiani e stranieri, e cambiano completamente faccia. Cerco ogni anno le vetrate della sede Ermenegildo Zegna, e un interno che sembra una serra inglese. Mi piace guardare la gente, mi piace la cortesia nel permettere a chiunque di fare una fotografia, di portarsi via un pò di modernità. Fianco a fianco con il mio compagno di vita e di viaggio, sono rimasta a bocca aperta di fronte ad un grande spazio, allestito in maniera superba. Il compagno di viaggio, in veste di fotografo, ne ha tirato fuori degli scatti che non so per quale motivo, mi ricordano per le sensazioni che evocano i dipinti di Vettriano e i libri di Chandler. C’è un’America sofisticata e un pò sofferente. Un pò sfatta, cattiva, a volte assente. E ci sono mobili, complementi, molta follia ben dosata. Gli “Sguardi” sono quelli che i protagonisti delle gigantografie rivolgono a visitatori, manichini, mobili. Cosa è più vera, la realtà, o quella realtà che viviamo nell’attraversare questo tempo? Non lo so, e credo che la fotografia ci incanti proprio per questo: per farci vivere un momento, perfetto per noi. Unico. Irripetibile. Passa un secondo, e lo sguardo si sposta. Finisce una storia, si chiude un libro, si apre una porta. Comincia un’altra vita, un’altra foto. Eccone a voi alcune.

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